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Vitamina B17

Tale vitamina risulta particolarmente utile nella terapia oncologica poiché sfrutta il diverso metabolismo delle cellule tumorali rispetto a quello delle cellule sane dell'organismo umano.

Le cellule neoplastiche, soprattutto se in anaerobiosi, presentano una elevata concentrazione di betaglucosidasi, con assenza di rodanese: pertanto fagocitano subito la vitamina B17, decomponendola poi per idrolisi in 2 veleni: benzaldeide e ioni cianuri; le cellule sane, invece, essendo normo-ossigenate e ricche di rodanese, tendono a convertire rapidamente i due veleni rispettivamente in acido benzoico e tiocianati, entrambi innocui ed anzi utili per le stesse cellule sane. Secondo il giapponese Kanematsu Sugiura, la betaglucosidasi si ritrova nelle cellule tumorali di mammella, stomaco, utero, mesentere ed esofago, in concentrazioni da 100 a 3.600 volte quelle sane; l'enzima rodanese è invece assente nelle cellule tumorali.

La vitamina B17, contenuta soprattutto nel nocciolo (Gheriglio) di Prunus armeniaca (Albicocca) fu al centro di interessanti studi all'inizio degli anni '70, da parte dei giapponesi.

Sarebbe stata individuata anche nel Prunus amygdalus (Mandorla, var.amara), nella Prunus avium (Ciliegia), nella Prunus domestica (Susina), nella Prunus persica (Pesca), nella Prunus spinosa (Prugna), nella Malpighia punicifolia (Acerola).


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